easy website creator

The Sound of Screens Imploding - Andrea Bellini

By Valeria Ceregini

Meriem Bennani_Party on the CAPS_2018
Le OGR di Torino accolgono la Biennale dell’Immagine in Movimento 2018 a cura di Andrea Lissoni e Andrea Bellini. Questa collaborazione porta a Torino per la prima volta la storica Biennale ginevrina con il supporto del Centre d’Art Contemporain Genève e delle stesse OGR – Torino. Dell’iniziativa ne parliamo con Andrea Bellini.

Come nasce la collaborazione fra il Centre d’Art Contemporain di Ginevra e le OGR di Torino?

Questa collaborazione è nata grazie a un’intuizione di Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima, che ha contattato Nicola Ricciardi per proporgli il nostro progetto. Per me e Andrea Lissoni è stato molto interessante lavorare negli spazi delle OGR. Credo che la collaborazione tra le Biennale ginevrina e le OGR continuerà anche in futuro.

Quali altre istituzioni saranno coinvolte nel periodo a seguire?

Abbiamo presentato lo scorso dicembre 2018 alcune opere della Biennale allo Swiss Institute di New York. Dopo le OGR presenteremo altri film monocanale da noi prodotti nel Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia e alla Casa Encendida di Madrid.

L’unicità dell’allestimento è una peculiarità della BIM poiché è l’unica Biennale a presentare sempre opere inedite. Quali sono le differenze fra il progetto originale del 2018 e l’attuale per quanto riguarda il contesto della mostra?

La differenza è data dagli spazi. In entrambi i casi si tratta di ex spazi industriali, ma le due architetture sono in realtà molto diverse tra loro. A Ginevra il Centre d’Art occupa tre piani sovrapposti di 500 metri quadri. Le OGR si sviluppano invece tutte su un piano e molto in altezza; a Torino sembra di lavorare in una chiesa gotica, con una navata centrale infinita. Quindi il progetto della Biennale è rimasto lo stesso, ma la mostra in Italia risulta completamente diversa perché diversa è la relazione delle installazioni con lo spazio e diverso è il dialogo tra le opere.

In che modo l’edizione BIM18 si differenzia dalle precedenti BIM14 e BIM16? E soprattutto quali sono le caratteristiche che la differenziano dalla sua storica versione del 1985?

La differenza tra la nuova BIM, da me rilanciata, e la versione storica è piuttosto importante. Per essere brevi possiamo dire che la nuova BIM presenta solo ed esclusivamente opere commissionate e prodotte da noi. Un’altra differenza va individuata poi nella mostra stessa. Da quando la BIM si svolge al Centre d’Art Contemporain le installazioni sono molto più ambiziose, anche in termini di spazio.La differenza tra l’ultima Biennale e le due precedenti sta nel gruppo degli artisti coinvolti e forse anche nei formati. Io sono il coordinatore e il co-curatore di ogni edizione, e mi avvalgo ogni volta dell’aiuto di curatori diversi. Questo è un unicum a livello globale: le altre Biennali ricominciano ogni volta da una sorta di grado zero, con un nuovo curatore che costruisce ex novo il suo discorso. Io invece rimango il direttore d’orchestra di un progetto a lungo termine, quindi direi che la Biennale di Ginevra è al tempo stesso digressiva (creiamo una mostra ogni volta differente composta di opere inedite) e progressiva (nel senso che nel rispetto del progetto di base – presentare solo opere inedite – io cerco di dare a ogni edizione un sapore diverso).

Quali sono i nuovi progetti che intendi perseguire per la prossima edizione e quali i criteri di selezione che adotterai per i nuovi artisti?

Per l’edizione del 2020 sto lavorando con il collettivo curatoriale DIS. Una buona parte delle opere proposte esisterà in rete e in televisione, e la mostra assomiglierà appunto a un grande set televisivo.


(“Juliet art magazine” n. 194, October 2019)