website templates

Spectrosynthesis

in Tailandia

By Fabio Fabris

Naraphat Sakathornsap “Perfect Flower”
In definitiva questa mostra, molto articolata nella diversità delle opere proposte, vuole essere una condanna unanime alla cultura del pregiudizio, è un grido di protesta contro tutti gli ostacoli che si frappongono tra la libertà dell’individuo e le catene imposte dalla religione o da leggi retrograde, diviene un colpo di piccone contro i muri che dividono e separano i diversi soggetti della più varia umanità.
Di diritti che in passato sarebbero stati delitti, cioè colpe punite dalla legge, oggi si parla con una certa libertà e, non solo in quei paesi dove i diritti civili sono ormai un fatto assodato, ma anche dove non sono ancora del tutto riconosciuti. E questo perché non bisogna mai dare per scontato che la società non possa regredire o non ci possa essere tentativi di spostare le lancette dell’orologio verso un passato retrivo e oscurantista.

Pensiamo a Oscar Wilde e ai motivi per cui fu condannato: è la legge dell’età vittoriana che gli impose la condanna della prigione. Nella Grecia classica tutto ciò non sarebbe successo e nella società inglese contemporanea tutto ciò non può più ripetersi. Come in poco più di un secolo sono stati riconosciuti (parzialmente) i diritti della parità sessuale e salariale, il diritto di voto, il diritto allo studio, il diritto al divorzio e all’aborto, la parità tra etnie (più a parole che nei fatti), così adesso si parla diffusamente anche di diritti Lgbt, di diritto alla dolce morte, e così via, sebbene il mondo non sia per nulla omologato e di disastri ambientali, differenze abissali, discrepanze economiche tra ricchi e poveri, forse, in questi anni, stiamo assistendo a una forbice allargata da record negativo, piuttosto che a una evoluzione verso un destino radioso. Che la politica abbia fallito nei suoi compiti o è in ritardo o è connivente con le sacche più retrive della società?
Una mostra (che si concluderà l’1 marzo 2020) al Bangkok Art and Culture Centre, tocca tematiche legate a una sensibilità contemporanea. Il titolo ne è prova evidente: “Spectrosynthesis, Exposure of Tolerance: LGBTQ in Southeast Asia”. 
Tra i vari artisti invitati si ricordano: Kitti Narod (Tailandia, 1976); Jimmy Ong (Singapore, 1964); Samak Kosem & Sornrapat Patharakorn (Tailandia, 1984 e Tailandia, 1991); Adisak Phupa (Tailandia, 1978); Khairullah Rahim (Singapore, 1987); Naraphat Sakathornsap (Tailandia, 1991); Maria Taniguchi (Filippine, 1981); Lyno Vuth (Cambogia, 1982). 
Le opere proposte sono tutte densamente significative e legate al tema proposto. Diamo qualche esempio.
In “Perfect Flower” Naraphat Sakathornsap, partendo dal fastidio che si prova quando le persone fanno domande intime sulla propria sessualità, ha voluto celebrare la diversità e le relative sfumature per mezzo di cinquanta immagini dedicate al “chaba flower” (l’hibiscus, ovvero l’ibisco, appartenente a un genere di malvacee tropicali, coltivate come piante ornamentali o per estrarne fibre tessili). Peraltro questo fiore è caratterizzato dal fatto che ha contemporaneamente caratteristiche maschili e femminili. Tipi, colori, profili ne sottolineano la diversità nell’unicità. Così ce ne parla l’autore: “When I took my images to show to others, everyone would say, it’s a chaba flower. No one ever said, it’s a gay chaba or a tranny chaba. So if we don’t label a flower by its sexual identity, then why do we need to find a marker for thouse around us by asking such unnecessary questions?”
In “Heart Daughters” Jimmy Ong illustra una coppia lesbica con il loro bambino, entrando quindi non solo nel vivo del tema dell’infanzia e dell’adozione, ma anche di una famiglia che va al di là dello stereotipo generalmente convalidato dal legame eterosessuale.
Khairullah Rahim con “One Swwet Day”, si ispira a un libro per bambini che a Singapore è stato bandito perché parlava di una coppia di pinguini gay che aveva adottato un piccolo pinguino. Questa pittura perfettamente illustrativa e accattivante ci rinvia a un messaggio che non è difficile da capire: si parla di animali per parlare di uomini, si parla del mondo naturale per sottolineare come nel mondo “civile” degli esseri umani certi comportamenti non dovrebbero essere censurati, ma permessi. 
Infine, vogliamo segnalare il lavoro di Kitti Narod perché l’autrice, con una pittura un po’ ingenua e forse un po’ semplicistica, ha voluto sottolineare un mondo edenico, dove la diversità, la fisicità e la spiritualità possono convivere. Non solo un canto corale fatto per mezzo della pittura, ma un chiaro richiamo, nei contenuti, a Gauguin e a Matisse.
In definitiva questa mostra, molto articolata nella diversità delle opere proposte, vuole essere una condanna unanime alla cultura del pregiudizio, è un grido di protesta contro tutti gli ostacoli che si frappongono tra la libertà dell’individuo e le catene imposte dalla religione o da leggi retrograde, diviene un colpo di piccone contro i muri che dividono e separano i diversi soggetti della più varia umanità.

(“Juliet art magazine” n. 196, February 2020)