Manifesta 13

a Marsiglia

By Emanuele Magri

Manifasta 13
“Manifesta” è senz’altro una delle più belle manifestazioni che il circo dell’arte offre. Ogni volta la città ospitante si presenta bellissima. Inutile dire di Palermo due anni fa, di Zurigo e indietro tornando (vedi articoli su juliet-artmagazine.com). Anche Marsiglia, già bella di suo, spalanca tutti le sue possibili sedi per accogliere ogni genere di spettacolo. Ma di sicuro stavolta è chiara, da una parte la presenza della pandemia che condiziona le presenze e la partecipazione, e dall’altra una forte impronta politico sociale, un grande impegno nell’affrontare tutti i temi caldi della nostra società. Manifesta ha lavorato con un team interdisciplinare per integrare una serie di progetti artistici nel tessuto sociale, culturale e politico della regione ospitante mirando a sviluppare connessioni durature e collaborazioni creative tra una rete locale e internazionale di professionisti, produttori culturali, associazioni e istituzioni.
Per questo la biennale ha commissionato uno studio urbano di Marsiglia (“Le Grand Puzzle”) ideato dallo studio di architettura MVRDV di Rotterdam e The Why Factory. La ricerca rivela le specificità, le possibilità, i sogni, le necessità e le complessità di Marsiglia, risultando un grande puzzle multi-narrato, simile a un mosaico.
Manifesta 13 Marseille, che doveva aprire il 3 giugno 2020, rimandata per i noti motivi, è partita, nonostante tutto, il 28 agosto. I principali spazi espositivi apriranno poi progressivamente i battenti fino al 29 novembre 2020. C’è il programma centrale: Traits d’union.s, il programma di educazione e mediazione, Le Tiers Program e il programma collaterale Les Parallèles du Sud che abbraccia Marsiglia e la Région Sud, inoltre una serie di eventi come lo spettacolo Invisible Archive # 6: Sound musical school B. Vice + Eva Doumbia + Famoudou Don Moye. I 46 artisti partecipanti vengono presentati nell’ambito dei sei capitoli della mostra centrale Traits d’union.s: la Casa, il Rifugio, l’Ospizio, il Porto, il Parco e la Scuola, curata da Katerina Chuchalina (capo-curatrice della VAC Foundation di Mosca), Stefan Kalmár (direttore dell’ICA) a Londra e Alya Sebti (direttrice della galleria ifa di Berlino). Le Tiers Program è l’iniziativa di mediazione tra il principale programma curatoriale e i cittadini di Marsiglia, proposta dal team educativo di Manifesta 13 e guidata dal membro del team di Manifesta Yana Klichuk. La Casa, Affitti, Esperienze, Luoghi. 
Il primo dei sei capitoli di Traits d’union.s, si trova al Museo Grobet-Labadié. Qui, interessante, il lavoro del collettivo Black Quantum Futurism, una collaborazione interdisciplinare tra Camae Ayewa (USA) e Rasheedah Phillips, che utilizza scrittura, musica, film, arte visiva, arte socialmente impegnata e ricerca creativa per esplorare cicli personali, culturali, familiari e comunitari di esperienza. (fig1). Così pure quello di Martine Derain artista ed editrice che ha sviluppato narrazioni su storie collettive e spazio pubblico. (Républiques, 2006). Derain pubblica libri con les éditions communes, da lei fondata nel 2010, e realizza film, favole documentarie che mescolano arte e politica, in cui si posiziona come “narratrice”. Il suo Paradise sta sospeso su un mondo disastrato con la forza dell’Utopia. Lukas Duwenhögger, artista tedesco che vive e lavora a Istanbul, la città da cui trae i suoi personaggi comuni, camerieri, sarti, parrucchieri, ragazzi della piscina, baristi, guardie di palazzo, postini, impiegati, fattorini, giardinieri. Cameron Rowland produce arte in cui le considerazioni concettuali prevalgono sull’estetica degli oggetti. Le sue opere sono permeate di riflessioni economiche e sociali come la privatizzazione e il controllo delle risorse. Jana Euler è una pittrice i cui quadri, sono prima di tutto oggetti sociali. Body Black Void presentato nella recente Art Basel, è un impressionante miscuglio di elementi del corpo che vanno a costruire un essere mostruoso così come le sue sculture. Ken Okiishi lavora in diversi sistemi multimediali con video, pittura, scultura, scrittura, video, oggetti, immagini. Usando la mostra come mezzo, Arseny Zhilyaev (nato nel 1984, RU / IT) lavora negli spazi tra finzione e saggistica come fa con Cradle of Humankind (“Culla dell’umanità”), citando le vetrate delle chiese gotiche. Reena Spaulings è un’artista e gallerista immaginaria, creata dal collettivo controculturale noto come Bernardette Corporation, che produce film, album, libri e riviste. Sotto il nome di Spaulings, una serie internazionale di artisti ha preparato bandiere fatte a mano, scatole per pizza trasformate in forme monocromatiche e un romanzo collaborativo omonimo, compilato da passaggi scritti da circa 150 contributori anonimi. Il lavoro di Samia Henni (Discreet Violence, 2017 e Droit au logement, 2020) partendo da specifiche micro-storie di espropriazione, sfruttamento e oppressione mostra macro-storie di colonialismo, imperialismo e globalizzazione. 
Tra il Musée des Beaux-Arts de Marseille, il Muséum d'Histoire Naturelle e il Palais Logchamp, The Park: Becoming a Body of Water è la parte della mostra che ha al suo centro la fontana, simbolo di interconnessione tra natura e cultura, dando spazio agli artisti che sono, oltre a Reena Spaulings (di cui abbiamo già parlato), Minia Biabiany (che indaga la percezione dello spazio, ripensando i racconti  legati al patrimonio Caraibico) e Ali Cherri, artista di video e installazioni, che esamina il ruolo che gli oggetti storici giocano nella costruzione delle narrazioni nazionali, seguendo il manufatto dal momento in cui viene scavato fino a quando arriva sul mercato dell’arte.  
Tra i vari programmi di Parallèles du Sud di Manifesta 13 citiamo Epigenetic Poetry, il progetto di un italiano, Giovanni Fontana, tra i maggiori protagonisti della Poesia Sonora a livello internazionale.
Nel Conservatoire National à Rayonnement Régional Pierre Barbizet troviamo interventi artistici che utilizzano il suono, la musica, la danza, il corpo e le pratiche di gioco. Qui troviamo Yalda Afsah i cui ritratti documentari sulle relazioni uomo-animale rivelano un'ambivalenza tra cura, controllo, forza fisica, volontà, istinto e manipolazione. Le creazioni tecnologiche di Mounir Ayache (Av.roes Zelliger, 2017/2019) gettano una luce insolita sulle realtà politiche e sociali del mondo arabo. Immaginando futuri alternativi, Ayache propone un’immagine del mondo arabo radicalmente diversa da quelle circolate in Occidente collocandosi all’interno del movimento non ufficiale dell’Arabfuturismo, che deriva da Afrofuturismo negli anni ‘90. Mohamed Bourouissa enfatizza la complessità della rappresentazione di territori che le nostre società preferiscono dimenticare (si veda Le murmure des fantômes, 2018). E poi, fotografia e video con Ymane Fakhir, i limiti della narrativa con Tuan Andrew Nguyen, e il tasto politico con Barbara Wagner.
Di tutti gli altri eventi che via via si “manifesteranno” parleremo in un’altra occasione.

(“Juliet art magazine” n. 199, Ottobre-Novembre 2020)