Alberto Di Fabio

Materia e spirito

By Roberto Vidali

“Forza forte” 2010, acrilico su tela, 300 x 400 cm, courtesy Gagosian Gallery
Essendo nato e cresciuto in Abruzzo, la montagna rappresenta per me l’elevazione dal mondo terreno, un’immagine di purezza, la giusta strada ascetica per vedere l’antimateria. In seguito mi sono dedicato alla lettura di libri scientifici: da essi ho copiato le cellule e altre illustrazioni di biologia, chimica e geologia. Attraverso le visioni paesaggistiche e del macrocosmo sono entrato nel “magma”, nelle fusioni minerarie, ho descritto la composizione dei silici, dei quarzi, dei gas e di come i nostri neuroni magnetici si collegano con lo spazio celestiale. Per me la materia è viva, la sento danzare, possiede una sua anima antica. Siamo fatti di atomi e sogno di ridiventare polvere. Quando saremo polvere di atomi forse potremo riconoscere il dio quantico e rientrare in queste forze magnetiche in dimensioni di spazio e di tempo completamente diverse da quello che percepiamo ora.
Alberto Di Fabio è nato ad Avezzano nel 1966, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Urbino e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Roma. Attualmente vive e lavora tra Roma e New York. Il suo lavoro è rappresentato da Gagosian Gallery, Luca Tommasi Arte Contemporanea, Galleria Umberto Di Marino, No Gallery L.A. Per parlare del suo lavoro, addentrandoci nelle sue incursioni nel mondo cellulare e naturale, nelle energie siderali e spirituali, gli abbiamo posto alcune domande.
Come coniughi le parole “materia” e “spirito”?
Essendo nato e cresciuto in Abruzzo, la montagna rappresenta per me l’elevazione dal mondo terreno, un’immagine di purezza, la giusta strada ascetica per vedere l’antimateria. In seguito mi sono dedicato alla lettura di libri scientifici: da essi ho copiato le cellule e altre illustrazioni di biologia, chimica e geologia. Attraverso le visioni paesaggistiche e del macrocosmo sono entrato nel “magma”, nelle fusioni minerarie, ho descritto la composizione dei silici, dei quarzi, dei gas e di come i nostri neuroni magnetici si collegano con lo spazio celestiale. Per me la materia è viva, la sento danzare, possiede una sua anima antica. Siamo fatti di atomi e sogno di ridiventare polvere. Quando saremo polvere di atomi forse potremo riconoscere il dio quantico e rientrare in queste forze magnetiche in dimensioni di spazio e di tempo completamente diverse da quello che percepiamo ora. Le tre forze maggiori dell’universo sono la gravità, l’elettromagnetismo e la forza nucleare, che sono parte della materia. Che cosa possiamo sapere dei buchi neri se non li attraversiamo? Il sogno di ritornare atomo, in definitiva, tratta di un viaggio mentale nell’infinito.
L’imperativo della necessità interiore pensi possa essere una istanza ancora attuale?
Se pensiamo a grandi maestri come Bach, Shakespeare, Einstein… è molto difficile per noi comuni mortali creare opere ad alto livello. Dobbiamo assolutamente tornare a un silenzio totale, un stato metafisico della mente per una ricerca elevata personale, dove il successo del momento non ha nessun valore rispetto al tempo che viviamo. Pertanto, ritengo sia imperativo impegnarsi per ritrovare una profonda filosofia personale, una luce interiore.
La tua è una pittura senza confini e, se mi concedi la parola, ciclica...
Per analogia, mi viene in mente la lirica di Giacomo Leopardi, l’Infinito. Comunque una sola tela non può descrivere in maniera sufficiente la vasta geografia della mente o a svelare l’enigma. Sul tema bisogna ritornare e ritornare...
La tua pittura pare gettare un ponte tra sogno e filosofie orientali...
La dimensione onirica rappresenta il mezzo concettuale per comprendere leggi che altrimenti rimarrebbero celate, mentre il mezzo fisico (e concreto) è da individuare in una gestualità pittorica. La visione onirica, sovrapposta alla realtà concreta, è lo specchio di un personale inconscio volto a una liberazione estetica e individuale dell’essere. Il gesto pittorico è un gesto spirituale necessario per cogliere quel respiro cosmico, quel soffio divino che è alla base dell’incessante origine della vita.  
Possiamo parlare di elevazione dello spirito e di percezione della danza cosmica?
Attraverso le mie forme pittoriche, le mille velature cromatiche dei colori e le sottili dinamiche geometriche tra i singoli elementi, conto di percepire, sentire e vedere la danza cosmica dell’universo. La materia diventa evanescente e la mente ritrova una possibile congiunzione con la sostanza astrale. Si assiste a un passaggio dell’uomo dallo stato fisico a quello etereo: una sorta di permutazione ed elevazione dell’anima. I miei lavori sono come preghiere, dei mantra ripetuti all’infinito. Spesso ripeto le stesse formule per arrivare attraverso uno stato meditativo assoluto in uno spazio dove siamo atomi e allo stesso tempo dei.
Scienza e spirito alla ricerca del dialogo?
Invisibile alla nostra normale percezione è l’aura cioè quell’alone luminoso che circonda tutti gli esseri viventi, capace di riflettere l’anima dell’individuo e di sopravvivere al decadimento della sua vita biologica. Rappresenta una sorta di portale; cioè l’energia mentale può diventare energia luminosa, richiamare concentrazione, memoria e creatività, in un continuo dialogo tra l’emisfero razionale scientifico della nostra mente e quello spirituale. Sogno di creare portali magnetici dove l’opera diventi un’astronave per un viaggio verso mondi paralleli, lontani nello spazio e nel tempo. In questo senso intendo l’opera come medium espressivo per narrare un sogno, e il sogno come stato ideale per scrutare da un altro punto di vista l’universo ignoto, un filo rosso che collega arte, scienza e spiritualità.
Come ultima battuta ci dici qualche parola sulle mostre che stai preparando per il 2020?
Per l’inizio del 2020 ho in programma tre personali: a Milano da Luca Tommasi Arte Contemporanea, a New York da GR Gallery e alla No Gallery di Los Angeles. In queste tre mostre le pareti delle gallerie saranno come le tele: dipingerò direttamente sulle pareti tempeste di sinapsi neuronali e dolci riflessivi arcobaleni.

(“Juliet art magazine” n. 197, April 2020)