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Stefania Carrozzini MyMicroGallery

By Pina Inferrera

Stefania Carrozzini è figura poliedrica: artista, curatrice, giornalista, gallerista, coach per artisti. Dal 16 al 30 gennaio ha tenuto una personale a Milano, presso la galleria Sblu_Spazioalbello, con una serie di opere che definisce una sorta di “collage pittorico”.


Stefania Carrozzini is a multifaceted figure: artist, curator, journalist, gallery owner, coach for artists. From January 16 to January she held a solo exhibition exhibition in Milan, at the gallery Sblu_Spazioalbello, with a series of works that she defines a sort of “pictorial collage”.

Stefania, quando hai cominciato a interessarti di arte? In parte ho ereditato questa passione dalla mia famiglia, da mio padre musicista e da mia madre ricamatrice e creativa nel mondo della moda. Dopo il Liceo Artistico ho studiato le tecniche del restauro pittorico nella bottega del maestro Cagliari che ha formato restauratori del calibro di Pinin Brambilla Barcilon, restauratrice dell’Ultima Cena di Leonardo. Poi, nel corso degli anni, ho capito che la mia strada era un’altra: avevo bisogno di creare, di comunicare, di esprimere me stessa. Così mi sono iscritta all’Accademia di Brera; lì ho incominciato a sperimentare diverse tecniche legate al mondo della rappresentazione teatrale. Nel 1990 incontrai Grazia Chiesa la quale mi organizzò una mostra personale alla Citifin/Citibank a Milano e m’introdusse nella redazione della rivista “D’Ars” diretta da Pierre Restany, e tra i cui collaboratori facevano parte Francesca Alfano Miglietti, Ugo la Pietra, Pier Luigi Capucci, Marcello Sestito. Così, giovanissima, fra nomi già importanti, cominciai a scrivere per “D’Ars” e nel ‘94 sono diventata giornalista. Sono stati anni molto intensi e formativi. Ho conosciuto e intervistato tantissimi artisti tra cui Dennis Oppenheim, Nam June Paik, Orlan, Cesar. Ma il perno della mia attività professionale è stata l’attività curatoriale, che mi ha portato a viaggiare nel mondo, in Cina, Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, dove dal ‘96 al 2007, sono stata corrispondente e inviata speciale per “D’Ars”. In seguito ho pubblicato due libri: il primo “Esercizi di Scri (pi) ttura” che raccoglie i testi scritti per progetti curatoriali italiani, edito da Luca Pensa, e l’altro “Arte, Vita e Oltre” edito da Eupalino, che riunisce i miei testi scritti per “D’Ars” dal 1993 al 2007. 
Da alcuni anni hai aperto una tua galleria nel centro di Milano? Dal 2008 sono curatrice indipendente, e nel 2013 ho fondato MyMicroGallery una House Gallery, in via Boccaccio 24, nel centro storico di Milano, vicino al Cenacolo. Gli artisti che seleziono lavorano soprattutto su tematiche filosofiche, metafisiche, spirituali. Amo dare spazio agli artisti, seguirne i progetti, ogni nuova mostra è una sfida perché la casa è un ambiente speciale, lontana dall’asetticità delle gallerie tradizionali. Perché curare una mostra è importante ma altrettanto importante è curare i modi di essere umani.  
Presenti progetti firmati MyMIcroGallery anche all’estero a Londra e a Berlino, vero? Sì, ma MyMicroGallery è attiva soprattutto a New York, a Manhattan/Chelsea presso Onishi Project Gallery, uno spazio espositivo, dove presento due/tre volte l’anno, artisti internazionali. New York è la mia seconda casa, rappresenta il mio continuo processo di apprendimento; ho scelto questo luogo perché mi sono sempre sentita a mio agio e dove ho potuto esprimere tutte le energie, dove la mia attività di “creatrice di mostre” si è sviluppata al meglio. Ricordo il periodo del Meat Packing District dove per cinque anni ho diretto CVB Carrozzini Von Buhler Gallery con Cynthia Von Buhler. Anni indimenticabili!
Sarebbe interessante conoscere meglio l’artista che è in te… Quest’anno, dopo molto tempo, ho ripreso in mano il mio lavoro di artista, grazie ad alcune persone che mi hanno fatto capire che valeva la pena continuare e mostrare quello che facevo. E non mi sono più fermata. Ora, dal 16 gennaio 2018, presento la mia personale dal titolo “All is One” a Milano alla Galleria Sblu_Spazioalbello. Sono quasi tutti collage su tela. Questa tecnica mi è assai congeniale in quanto mi consente di usare immagini prelevate da un contesto contemporaneo, quali le riviste, che poi a volte mischio con materiali vari, come pastelli a olio, colle, acrilici e disegno. Ricordo che a New York circa dieci anni fa vidi una personale di Jeff Koons da Sonnabend. Accanto alle sue installazioni c’erano dei collage digitali che mi hanno comunicato una grande libertà di associazione d’immagini, e direi che quasi tutto ha avuto inizio da lì. Il mio lavoro artistico vuole essere espressione della mia totale libertà immaginativa, esternata con libera associazione di materia, forme e di colore. Proseguo per vena creativa: quando si esaurisce la forza di un soggetto o di un‘idea, passo ad altro. È vietato ripetersi e annoiarsi! Immagino che in uno spazio ci possa essere tutto, che il vuoto non esista; ma non si tratta di Horror vacui! Lo spazio è sempre pieno di cose: corpi, farfalle, aerei, droni, pesci, acqua, oggetti: una commistione di elementi, dove tutto è il contrario di tutto, ma dove tutto è invece collegato e partecipa alla stessa sostanza del cosmo. 

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Stefania, when did you start to get interested in art? In part I inherited this passion from my family, from my father a musician and my mother and embroiderer and creative in the world of fashion. After the artistic High School I have studied the techniques of pictorial restoration in the workshop of maestro Giuseppe Cagliari who has trained caliber restorers such as Pinin Brambilla Barcilon, restorer of the Last Leonardo da Vinci’s Last Supper. Then, over the years, I understood that my way was another: I needed to create, to communicate, and to express myself. I signed up at the Academy of Fine Arts; I started experimenting different techniques related to the world of representation theatrical and set design. In 1990, I met Grazia Chiesa, who gave me the opportunity to exhibit my works and she organized my first solo exhibition at Citifin / Citibank in Milan and then she introduced me to the editorial staff of “D’Ars Magazine” directed by Pierre Restany. Among the collaborators there were Francesca Alfano Miglietti, Ugo la Pietra, Pier Luigi Capucci, Marcello Sestito and in 1994 became a journalist. They have been very intense and formative years. I met and interviewed many artists such as Dennis Oppenheim, Nam June Paik, Orlan, and Cesar. But the pivot of my career was the curatorial activity which led me to travel the world, in China, Europe, but especially in the United States, where since '96 to 2007, I was correspondent and special envoy for “D’Ars”. Later I published two books: the first one “Exercises of Scri (pi) ttura” which collects texts written for Italian curatorial projects, published by Luca Pensa, and the other “Art, Life and Beyond” published by Eupalino, which brings together mine texts written for “D’Ars” from 1993 to 2007.
Have you opened your own gallery in the center of Milan? Since 2008 I have been an independent curator, and, yes, in the 2013 I founded MyMicroGallery an House Gallery, in the Historical center of Milan, near the Last Supper Of Leonardo Da Vinci. I love giving space to artists, follow them projects, every new exhibition is a challenge because the house is a special environment, far from the aseptic nature of the traditional galleries. Because taking care of an exhibition is important but more important is the relation with human beings. 
Do you curate art projects also abroad? In London and in Berlin, right? Yes, but MyMicroGallery it is mainly active in New York, in Manhattan / Chelsea at Onishi Project Gallery, an exhibition space, where I present two / three times a year, international artists. New York is my second home, it represents my continuous learning process; I chose this place because I always felt comfortable. I could express all the energies and my activity as “creator of exhibitions” has developed at its best. I remember the period of Meat Packing District where I ran CVB, “Carrozzini Von Buhler Gallery” with Cynthia Von Buhler. Unforgettable years!
It would be interesting to know better the artist that is in you. This year, after a long time, I started again my work as an artist, thanks to some people who made it clear that it was worth continuing and showing what I was doing. And I have not stopped anymore. Now, from January 16, 2018, I introduce my solo Exhibition entitled “All is One” in Milan at the Sblu_Spazioalbello Gallery. They are all collages on canvas. This technique is very congenial to me as it allows me to use images taken from a contemporary context, such as magazines, which then sometimes mix with various materials, such as oil pastels, glues, and acrylics. I remember in New York about ten years ago I saw a solo exhibition by Jeff Koons at Sonnabend Gallery. Next at his installations there were his digital collages I was captured from the associates of images which communicated to me a great sense of freedom, and I would say that almost everything started from there. My artistic work wants to be an expression of mine total imaginative freedom, external with free association of matter, shapes and color. I follow my creative vein and when the strength of an idea decreases, I move forward to another one. It is forbidden to repeat and get bored! I imagine that in a space there can to be everything, that emptiness does not exist; but it's not about Horror vacui! The space is always full of things: bodies, butterflies, airplanes, drones, fish, water, objects: a mixture of elements, where everything is the opposite of everything, but where everything is connected and participates to the same substance of the cosmos.

Pina Inferrera

(“Juliet” n 186, February 2018)