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Nikhil Chopra
rituale e gestuale

By Fabio Fabris

“Treffen in Narvik” 2018, oil on c-print, cm 100 x 150. Ph courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano
Prendendo spunto da elementi autobiografici, Chopra combina la vita quotidiana e la storia collettiva; tanto che gli atti quotidiani - come il mangiare, il riposare, il lavarsi e il vestirsi, ma anche disegnare e fare vestiti - acquisiscono un valore rituale e diventano parte essenziale dello spettacolo, in un flusso processuale dove arte e vita si confondono e si compenetrano a vicenda.

Il percorso artistico di Nikhil Chopra, pur emergendo dalle arti visive, spazia su una trama espressiva dilatata e articolata, e che passa dal teatro alla performance, dal disegno alla pittura, dalla fotografia alla scultura fino all’installazione. Le sue interpretazioni performative, prive di un vero e proprio copione, si soffermano su temi come l’identità, l’annotazione autobiografica, la posa e l’autoritratto, riflettendo sul processo di trasformazione e sul ruolo svolto dal tempo di realizzazione dell’opera. Prendendo spunto da elementi autobiografici, Chopra combina la vita quotidiana e la storia collettiva; tanto che gli atti quotidiani - come il mangiare, il riposare, il lavarsi e il vestirsi, ma anche disegnare e fare vestiti - acquisiscono un valore rituale e diventano parte essenziale dello spettacolo, in un flusso processuale dove arte e vita si confondono e si compenetrano a vicenda. Così, questo suo flusso narrativo può essere visto come un filo che unisce le storie familiari con la vita quotidiana, e questo perché il registro autobiografico è il punto fermo da cui l’autore sa che può cominciare. Tutte le urgenze, i desideri, le conoscenze, le emozioni, le espressioni provengono da quel luogo in cui egli è radicato da generazioni, tanto che il suo senso di identità è profondamente connesso al senso di collocazione nel tempo e nello spazio. In questo modo il processo di esecuzione è un mezzo per accedere, scavare, estrarre e presentare in pubblico queste pulsioni o queste memorie stratificate e depositate nel profondo.A detta dell’autore, “ogni lavoro è specifico del sito dove viene realizzato: le luci della città, l’architettura e il paesaggio, il clima, la confusione e il caos della vita metropolitana contemporanea, la prova dello stress mentale e fisico, le articolazioni delle storie e dei ricordi culturali collettivi, si uniscono nella Gestalt che crea lo spazio performativo”. Tuttavia queste azioni sono anche coinvolgenti: possono iniziare nel chiuso di una stanza e concludersi, in maniera inaspettata, per strada, con il pubblico che segue il percorso improvvisato o pre-determinato da parte dell’autore. Gli oggetti che compongono il set sono come predisposti a un uso successivo e provengono da vecchi mercati o negozi di antiquariato; in questo modo gli oggetti portano con sé energie e flussi di vite vissute in maniera anonima ma profonda, un po’ come un vestito usato e che talvolta si compera per comodità e altre volte ci si tramanda da padre in figlio, per affezione. Possono consistere, tra le varie cose, in una sedia, un tavolo pieno di cibo, lenzuola, costumi avvolti in pacchetti, secchi d’acqua, lavabo, sapone, kit da barba, asciugamani, cestini di carbone.L’artista (che è nato a Calcutta nel 1974, ha concluso gli studi nel 2003 alla Ohio State University di Columbus/USA e vive a Goa) si è imposto alla ribalta del mondo dell’arte a partire dal 2005. Ricordiamo la partecipazione ad alcune mostre importanti: Yokohama Triennale (2008); 53° Biennale di Venezia (2009); Singapore International Festival for the Arts (2014); Bienal de Habana, L’Avana, Cuba (2016); documenta14, Kassel/Atene (2017); 2° Biennale di Yinchuan, Cina (2018).Una sua mostra / performance / installazione / video (“Drawing a Line through Landscape” che l’autore aveva realizzato nel 2017, in occasione della sua partecipazione a documenta 14) viene proposta nella sede di San Gimignano della Galleria Continua fino al 7 aprile, assieme all’anteprima assoluta della serie fotografica “Inside out” (2012). Il progetto di “Drawing a Line through Landscape” è stato architettato su un tracciato geografico che è diventato un percorso a tappe dalla Germania alla Grecia: un viaggio con il quale l’autore ha tentato un “collage” simbolico di paesi e paesaggi, confini e culture tra loro diseguali. Paesi e paesaggi stanno a indicare popoli, sentimenti, nazionalismi, istanze economiche spesso in contrasto tra di loro. Puntare il dito ovviamente non risolve i problemi e le contraddizioni, ma almeno li mette sotto il naso del pubblico.


(“Juliet art magazine” n. 192, April 2019)


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“Drawing a Line through Landscape” 2017, performance, installazione, video (50’) documenta 14 (supportato da Piramal Art Foundation, Payal e Anurag Khanna). Design costumi: Loise Braganza; on-site production: Stephen Frick e Madhavi Gore; set design: Aradhana Seth; film: Sophie Winqvist; on-site documentation: Madhavi Gore.
Nella foto: Jana Prepeluh strikes a pose against the drawing of Gorna Lipnitsa, Bulgaria. Location: The Old School Residency, Gorna Lipnitsa, Bulgaria. Performance Collaboration: Jana Prepeluh (26/5/2017). On-site production support: Stephen Frick. Photo Nikhil Chopra, courtesy the artist and Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

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“Drawing a Line through Landscape” 2017, performance, installazione, video (50’) documenta 14 (supportato da Piramal Art Foundation, Payal e Anurag Khanna). Design costumi: Loise Braganza; on-site production: Stephen Frick e Madhavi Gore; set design: Aradhana Seth; film: Sophie Winqvist; on-site documentation: Madhavi Gore.
Photo Ilan Zarantonello, OKNOstudio, courtesy the artist and Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

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“Drawing a Line through Landscape” 2017, performance, installazione, video (50’) documenta 14 (supportato da Piramal Art Foundation, Payal e Anurag Khanna). Design costumi: Loise Braganza; on-site production: Stephen Frick e Madhavi Gore; set design: Aradhana Seth; film: Sophie Winqvist; on-site documentation: Madhavi Gore. 
Photo Ilan Zarantonello, OKNOstudio, courtesy the artist and Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

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“Drawing a Line through Landscape” 2017, performance, installazione, video (50’) documenta 14 (supportato da Piramal Art Foundation, Payal e Anurag Khanna). Design costumi: Loise Braganza; on-site production: Stephen Frick e Madhavi Gore; set design: Aradhana Seth; film: Sophie Winqvist; on-site documentation: Madhavi Gore. Photo by: Ilan Zarantonello, OKNOstudio, courtesy the artist and Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana