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Manifesta 12 - Utopia e Realtà

By Diletta Borromeo

“Treffen in Narvik” 2018, oil on c-print, cm 100 x 150. Ph courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano
  Il titolo Il Giardino Planetario invece, del paesaggista e scrittore Gilles Clément, indica l’utopia di un mondo in cui l’uomo condivide la propria responsabilità con gli altri abitanti del pianeta, animali e piante. Un concetto che si può applicare a Palermo in quanto luogo in grado di mediare le diversità e incrocio di culture, come testimonia la stele normanna in latino, greco, arabo ed ebraico conservata nel Palazzo della Zisa.

Fra utopia e realtà, fra desiderio e possibilità di rinnovamento, locale e globale, si è inaugurata il 15 giugno l’edizione numero dodici di Manifesta. Per Palermo, sede designata di M12 e capitale italiana della cultura nel 2018, si presentano nuove opportunità. Il progetto della biennale europea itinerante (aperta fino al 4 novembre) è stato sviluppato a partire dallo studio urbano Palermo Atlas di OMA, Office for Metropolitan Architecture di Rotterdam. Edito da Humboldt Books, questo insieme di ricerche, scritti e documenti è raccolto in un volume teorico distinto da una seconda e più breve pubblicazione, una guida ai cinquanta artisti convocati e alla lettura delle opere. Dichiarano gli stessi curatori -– Ippolito Pestellini Laparelli partner di OMA, Mirjam Varadinis curatrice alla Kunsthaus Zürich, Andrés Jaque architetto e Bregtje van der Haak cineasta e giornalista – che «l’Atlas è stato usato trasversalmente dai creative mediators e dagli artisti di Manifesta 12 per avvicinarsi ai molteplici aspetti che rendono Palermo un luogo cruciale per comprendere e analizzare le trasformazioni del nostro tempo». Dunque, per tutti, una proposta di lavoro scaturita dalla situazione della città reale e non imposta dall’esterno. Il titolo Il Giardino Planetario invece, del paesaggista e scrittore Gilles Clément, indica l’utopia di un mondo in cui l’uomo condivide la propria responsabilità con gli altri abitanti del pianeta, animali e piante. Un concetto che si può applicare a Palermo in quanto luogo in grado di mediare le diversità e incrocio di culture, come testimonia la stele normanna in latino, greco, arabo ed ebraico conservata nel Palazzo della Zisa.
Nelle sezioni della mostra Garden of Flows, Out of Control Room e City on Stage, distribuite in siti e palazzi storici in centro e in periferia, gli artisti riflettono sulle questioni poste dalla città. Fra queste, l’individuazione di opportunità per alcuni luoghi sofferenti, come nei lavori di Rotor a Pizzo Sella e di Coloco + Clément nel quartiere ZEN; oppure la creazione di progetti utili sul lungo termine, nei laboratori sociali di Cooking Sections che con la Facoltà di Agronomia dell’Università di Palermo hanno avviato il monitoraggio di un sistema per la sopravvivenza “a secco” di alcune piante nel Giardino dei Giusti e in altre zone. Michael Wang è fra gli artisti che sottolineano la capacità di incorporare le differenze: esibisce l’ambiente tossico del vecchio gasometro confinante con l’Orto Botanico, in cui vivono piante simili a quelle del periodo Carbonifero, emblema della capacità di adattamento e di trasformazione. A Palazzo Butera, la relazione fra cultura e natura si trova nel pannello in maiolica di Maria Thereza Alves, con motivi ornamentali comuni alle ricche dimore palermitane, quali pappagalli esotici, varietà di piante provenienti da altri paesi e inoltre un racemo simile all’enorme radice che col tempo ha attraversato il pavimento dello stesso palazzo e tutt’ora, dopo il restauro, convive con le antiche maioliche. I Wishing Trees, gli alberi a cui Uriel Orlow dedica video installazioni, fotografie e documenti sono la memoria di eventi che hanno segnato Palermo in seguito a conflitti, migrazioni e delitti di mafia. Questi fenomeni, insieme alle opere pubbliche incompiute e all’abbandono del territorio, sono fra i temi definiti “fuori controllo” e indagati nei loro aspetti concreti, che riguardano anche la società globale. Così avviene con Jordi Colomer alla Fondazione Padre Messina e Yuri Ancarani nell’Oratorio della Madonna dei Peccatori Pentiti, o a Palazzo Forcella De Seta nelle video installazioni di Kader Attia, Laura Poitras, John Gerrard e, in particolare, nella raccolta dati sulle migrazioni nel Mediterraneo del collettivo Forensic Oceanography, un bagno di realtà seppur incentrato su finalità etiche. Segnali positivi arrivano invece dal passato. Il gruppo Masbedo compie ricerche e interviste sui registi che hanno lavorato in città, presentate a Palazzo Costantino sul “video-carro” usato per spostarsi, ed espone un documento riguardante il cineasta Vittorio De Seta nella sala dell’Archivio di Stato alla Gancia ove si impone, spettacolare, il video di un pupo siciliano animato dal maestro Mimmo Cuticchio. La tradizione viene celebrata anche da Matilde Cassani, con gli stendardi dei Santi e la performance dei fuochi d’artificio ai Quattro Canti, e da Marinella Senatore con la Palermo Procession, ispirata alla festa di Santa Rosalia con l’inserimento di stendardi, canti e balli creati da una comunità autogestita – un liceo e una banda musicale, compagnie di danza e teatrali, oratori e associazioni – in nome della libera espressione in una città in continuo movimento.

(“Juliet art magazine” n. 189, October 2018)