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Clinamen
La libertà di Isabella Nazzarri

By Alessandra Piatti

Nel secondo libro del De rerum natura Lucrezio riprende un concetto epicureo per spiegare come l’uomo sia libero da qualsiasi forma deterministica: il Clinamen, il casuale spostamento degli atomi dalla loro libera caduta verticale, è dunque, secondo Lucrezio, la terza causa del movimento degli atomi, oltre agli urti e al peso. Come questo concetto filosofico epicureo riproposto in forma poetica da Lucrezio può quindi relazionarsi all’opera di Isabella Nazzarri? (1).


Giovane artista toscana, Isabella Nazzarri, inizia la sua carriera artistica come pittrice all’insegna della figurazione. Il sodalizio tra l’artista e la galleria genovese ABC-ARTE nasce grazie alla collaborazione tra il gallerista Antonio Borghese e Ivan Quaroni in occasione dell’inaugurazione di ABC-ARTE Project Room, un filone dedicato alla scoperta e alla promozione di giovani artisti italiani che ha trovato forma espositiva nella mostra collettiva Principio di Indeterminazione e che è stato poi proseguito attraverso l’organizzazione di numerose personali. Tra queste, Vita delle forme, organizzata presso C2 Contemporanea di Firenze, è stata dedicata a Isabella Nazzarri, divenendo tappa fondamentale nel percorso artistico della pittrice toscana. Le opere esposte in quella occasione erano caratterizzate da segni fitomorfi e anatomorfi che, “attraverso un alfabeto organico e in continua mutazione esprimono sensazioni, memorie, intuizioni altrimenti inafferrabili” (2). Il processo di astrazione da parte dell’artista prendeva avvio “dalla struttura classificatoria delle tavole anatomiche e dagli erbari per costruire una grammatica di pittogrammi evocativi e fluttuanti, nata da una libera interpretazione delle morfologie naturali” (3). I Sistemi Innaturali e gli Innesti - così l’artista toscana ha intitolato tali opere - nascono da una pittura liquida (acquarello o acrilico diluito) che con regolarità abita lo spazio pittorico come a creare pattern decorativi (4).
Ma l’indagine pittorica nella Nazzarri non può fermarsi a questo. Conquistandosi nuovi spazi di libertà e di volontà, l’artista esplora la grammatica pittorica e si divincola da essa: la sua pittura si fa meno liquida, assume densità, le cromie diventano intense e alle forme di una natura biomorfica si sostituiscono segni altri, astratti o addirittura concreti, che rimandano alla pittura stessa che diventa materia. Su fondi monocromi su tele dallo sviluppo prevalentemente verticale la Nazzarri sovrappone delle pennellate differenti per lunghezza, colore, pressione e posizione nel campo pittorico. La grammatica che ne deriva non è una composizione studiata ma è dovuta alla gestualità dell’artista che si impadronisce della tela determinandone il libero movimento. È qui che possiamo comprendere quanto il Clinamen possa essere applicato all’operazione artistica della Nazzarri: esplorando consapevolmente la pittura, l’artista si spinge a indagare nuovi spazi di libertà. Una libertà che la conduce a sperimentare altre possibilità pittoriche e a espandersi nello spazio fino a giocare con la tridimensionalità. “Nella ricerca artistica della Nazzarri - così commenta Daniele Capra, curatore della mostra - Clinamen spiega l’andamento creativo, fluido ed errante, caratterizzato da continui spostamenti e quotidiane deviazioni, in cui la libertà individuale è ora forzata dalla presenza di elementi di casualità dovuti alla condizione momentanea”(5). 
Le opere esposte dal 26 ottobre 2017 al 5 gennaio 2018 presso la Galleria ABC-ARTE di Genova, oltre a rinnovare un sodalizio tra la galleria e l’artista, mostrano quest’importante evoluzione nell’opera pittorica della Nazzarri. Curata da Daniele Capra, che ha accompagnato fedelmente l’artista in questi ultimi due anni, la mostra Clinamen si divide in tre sezioni che sottolineano questo processo di libera indagine. La Sala dell’Aria presenta le opere bidimensionali su tela dalle accese cromie: acrilici come Il grande inverno, Il giardino segreto, Passeggiata lungomare e Grazia nei quali l’artista, a partire da un fondo monocromo, ha composto un mondo di elementi fluttuanti, elementi che sono generati dalla gestualità dell’operazione pittorica: è la pennellata, più o meno calcata, breve o lunga, densa o leggera, a creare le forme. Forme che galleggiano sulla superficie a comporre un’immagine al limite fra il virtuale e il naturale. Gli elementi che appaiono sulla tela sembrano così generati da moti invisibili che regolano lo spazio pittorico. Se in questi acrilici e nelle opere realizzate in acquarello la distinzione fra fondo e pennellata mantiene un rapporto costante basato su un doppio livello, in Movimento 19. Ordine sommerso ordine emerso, un tondo posizionato in apertura della personale, la superficie si fa più animata e le pennellate si affastellano, i colori incrementano la loro frequenza fino a creare quasi una composizione di forme che sembra alludere, inconsapevolmente, anche alla tradizione pittorica italiana. E, per rimanere in territorio genovese, pare anche ricollegarsi idealmente e involontariamente, all’operazione di astrazione sulle opere seicentesche genovesi del Grechetto e di Bernardo Strozzi, che, nei primissimi anni Novanta l’artista genovese Raimondo Sirotti, scomparso di recente, aveva messo in atto per la creazione dei due arazzi del Teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova.
La seconda sala, la Sala dell’Oro, aggiunge l’elemento materico solido, tridimensionale e spaziale. La scoperta del colore oro si abbina alla sperimentazione della pittura in tridimensione: le Epifanie, meteoriti dorati in poliuretano espanso e resina vibrano appese nell’aria dialogando con una superficie pittorica su fondo dorato sempre realizzata dall’artista.
Il terzo approccio materico, di tipo non tanto volumetrico quanto cromatico, corrisponde alle monadi esposte su superfici specchianti nella Sala soprannominata appunto dello specchio. Qui, in un’atmosfera molto più calda, sono presentate delle ampolle nelle quali resine pigmentate creano dei mondi pittorici altri. Ancora una volta è la densità cromatica delle resine a prendere il sopravvento esplorando nuove possibilità di spazialità, che gli specchi contribuiscono a rendere visibili. La libertà diventa allora anche quella del fruitore che può vagare, scegliere o perdersi fra le diverse possibili fruizione (dall’alto, dall’immagine riflessa, dall’interno etc.), facendo propria “la modalità errante della pratica artistica di Isabella Nazzarri”. La mostra, riprendendo le parole del suo curatore, “tratteggia l’ondivago orizzonte emotivo condensandolo in differenti modalità che riassumono le opere realizzate dall’artista negli ultimi due anni di ricerca” (6).

Alessandra Piatti

Pubblicato in Juliet n 185 / dicembre 2017

Note:
1) Clinamen è il titolo scelto per la mostra presso la galleria ABC-ARTE di Genova dal curatore Daniele Capra. 
2) Ivan Quaroni, Principio di indeterminazione - L’Astrazione dopo l’Astrazione, in Principio di indeterminazione/Uncertainty Principle, cat. mostra (Genova, ABC-ARTE, 14 giugno - 23 settembre 2017), ABC-ARTE, Genova 2016, p. 11.
3) Ibidem.
4) Ivan Quaroni, Vita di forme, cat. Mostra (Firenze, C2 Contemporanea, 3 dicembre 2016 - 11 gennaio 2017), ABC-ARTE, Genova 2016.
5) Daniele Capra (a cura di), Isabella Nazzarri. Clinamen, cat. Mostra (Genova, ABC-ARTE, 26 ottobre 2017 - 5 gennaio 2018), ABC-ARTE, Genova 2017, p. 12.
6) Ibidem.