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Galerie Forsblom a Stoccolma

By Chiara Baldini

“Treffen in Narvik” 2018, oil on c-print, cm 100 x 150. Ph courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano
Il nostro scopo in molti casi è far vedere dove si trovano gli artisti al momento, come un’istantanea del processo artistico in atto già da alcuni anni. Credo dovremmo sempre fare mostre e non semplicemente mostrare opere. Ciò include scrivere buoni testi, selezionare i lavori con attenzione e creare un contesto attorno al breve periodo di tempo in cui la mostra è visibile.

La quarta tappa del viaggio tra le gallerie scandinave vede protagonista la Galerie Forsblom di Stoccolma. Grazie alla presenza di artisti internazionali nei suoi spazi, essa ricopre un ruolo unico nella scena artistica nordica quale una delle più grandi e internazionali gallerie d’arte contemporanea.
La galleria ha spazi espositivi a Helsinki e Stoccolma. Vi è differenza tra le due città nella ricezione dell’arte contemporanea? Domanda complessa! La galleria a Stoccolma è ancora piuttosto nuova, mentre quella a Helsinki è ormai affermata (40 anni), quindi a Stoccolma si tratta più di guadagnare la fiducia e la reputazione che si ottengono con anni di buone mostre. In generale, il mercato d’arte svedese è fortemente nazionalistico ed esita a considerare artisti internazionali o che ricercano una carriera internazionale. La Finlandia è molto più piccola, per cui i collezionisti sono molto più aperti a ciò che è sconosciuto.
Come presentereste il profilo curatoriale della galleria? Come galleria, comparata a un’istituzione non commerciale, raramente si ha il tempo che si vorrebbe per lavorare con gli artisti e sulle mostre, considerando anche che spesso vengono presentate tre mostre contemporaneamente. Il nostro scopo in molti casi è far vedere dove si trovano gli artisti al momento, come un’istantanea del processo artistico in atto già da alcuni anni. Credo dovremmo sempre fare mostre e non semplicemente mostrare opere. Ciò include scrivere buoni testi, selezionare i lavori con attenzione e creare un contesto attorno al breve periodo di tempo in cui la mostra è visibile.
Come hanno inizio le collaborazioni con gli artisti e in che modo si sviluppano? Quasi sempre una collaborazione internazionale inizia con Kaj (Forsblom, il fondatore) che nota un artista, magari a una fiera o a una mostra. Data la posizione geografica isolata dei paesi nordici, molti artisti sono incuriositi a esporre qui. Anche avere istituzioni note come Moderna Museet e Magasin III contribuisce a rendere Stoccolma una città allettante. La collaborazione può essere molto differente a seconda dell’artista. Essere di supporto senza interferire troppo con la visione personale degli artisti è ciò a cui miriamo. Molti dei nostri artisti lavorano anche con gallerie internazionali molto grandi, che hanno dieci volte il nostro personale e le nostre risorse. Quindi dobbiamo lavorare più duramente per offrire loro la stessa professionalità che hanno ricevuto dalle altre gallerie. 
La galleria ha preso parte a numerose fiere d’arte (ARCO Madrid, The Armory Show, Art Central Hong Kong, CHART Copenhagen). Qual è la differenza tra l’arte contemporanea (e il relativo mercato) in Scandinavia e nel resto del mondo? Credo ci siano chiare differenze tra il mercato svedese e quello internazionale. In Svezia può essere piuttosto arduo introdurre artisti internazionali, dato che qui i collezionisti tendono a esitare verso ciò che è straniero, indipendentemente da quanto l’artista sia noto a livello mondiale. Il vantaggio è che, collezionando prevalentemente artisti locali, i collezionisti svedesi favoriscono il mercato nazionale. All’estero il collezionismo è considerato in maniera molto più strategica, in quanto i collezionisti sanno esattamente ciò che cercano e in che modo vogliono curare la loro collezione.
Qual è il ruolo della Svezia nell’arte contemporanea internazionale? Sfortunatamente direi alquanto piccolo a livello internazionale, pur con alcune eccezioni. Alcune gallerie fanno un lavoro incredibile nel promuovere l’arte svedese a livello internazionale, ma credo che la Svezia abbia un potenziale ancora tutto da esprimere. 
Come potrebbe o dovrebbe svilupparsi l’arte contemporanea svedese nei prossimi anni? Credo che nei prossimi anni assisteremo a un grande cambiamento sia in Svezia sia nel resto del mondo. Da un lato vi sono state molte critiche contro le super-fiere e le mega-gallerie che dominano il mercato dell’arte a livello internazionale, dall’altro noto che i collezionisti sono entusiasti per le iniziative più innovative. Confido che presto vi sarà una nuova generazione di collezionisti più audaci interessati all’arte internazionale. In un mercato d’arte globale, non avrà più senso collezionare solamente artisti locali. Come risultato, spero che più artisti svedesi aspireranno a carriere internazionali e che le loro gallerie comprenderanno la necessità di ricercare ciò attraverso la partecipazione a fiere e collaborazioni internazionali. Forse allora vedremo un’esplosione dell’arte svedese, come già accaduto per la moda o l’industria musicale.

(“Juliet art magazine” n. 189, October 2018)