free bootstrap theme

Federico Tosi
Goodbye

By Ch Schloss

“Treffen in Narvik” 2018, oil on c-print, cm 100 x 150. Ph courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano
Tutto questo accade nel cosmo, mentre l’universo si espande, le galassie fluttuano a spirale e le nane bianche collassano. Creature che sembrano provenire da un altro pianeta si trasformano in fossili, mentre un portale per attraversare l’universo cade immediatamente in rovina. Muovendosi avanti nello spazio, ma a ritroso nella narrazione, ci si trova di fronte a una grande conchiglia in legno di ulivo appoggiata sul pavimento. È l’archetipo della conchiglia: le forme sono geometriche e aguzze, semplificate e marcate: è la conchiglia perfetta. 

Federico Tosi è nato a Milano nel 1988 e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2014. I suoi lavori provocatori ed enigmatici, dai materiali inconsueti, hanno già fatto scalpore in diverse occasioni: le ossa bovine intagliate in mostra da Almanac a Torino nel 2017; le due cellule cancerogene che si tengono teneramente per mano realizzate in resina nel 2014; le carcasse di uccelli abbattuti in resina pluri-colorata (Rotten Bullshit 2013-16); le fauci di uno squalo in marmo (Make New Friends #3, 2012) e la scultura in bronzo di un gatto dal pelo aculeiforme (Untitled Cat, 2018). Ovviamente i rimandi (o i riferimenti di partenza, come dir si voglia) sono espliciti e comprensibili a ogni frequentatore abituale del mondo dell’arte.

Dopo aver realizzato, nel 2012, la personale “Old Digger” da Room Galleria, a Milano (dove una coppia di dinosauri, dalla postura umana, si presentavano intimiditi in un angolo della stanza), e nel 2014, di nuovo a Milano, “La diciottesima Guerra Mondiale” per Tile project space (con sei lavori pensati in momenti diversi e per situazioni diverse e qui ricollocati), approda, con “Goodbye bye bye” da Monica De Cardenas (la mostra sarà visitabile fino al 23 feb 2019).

La mostra si sviluppa a ritroso, in una narrazione che dura pochi istanti, come un lampo nella testa di un ragazzino. Tutto questo accade nel cosmo, mentre l’universo si espande, le galassie fluttuano a spirale e le nane bianche collassano. Creature che sembrano provenire da un altro pianeta si trasformano in fossili, mentre un portale per attraversare l’universo cade immediatamente in rovina. Muovendosi avanti nello spazio, ma a ritroso nella narrazione, ci si trova di fronte a una grande conchiglia in legno di ulivo appoggiata sul pavimento. È l’archetipo della conchiglia: le forme sono geometriche e aguzze, semplificate e marcate: è la conchiglia perfetta. 

Il percorso in galleria inizia con quattro grandi disegni di galassie, le quali fungono da contesto temporale e spaziale a tutto il racconto, dilatando i confini dello spazio. Nella seconda sala è collocata la scultura Stargate, un “portale” per viaggiare nello spazio e nel tempo alla velocità della luce, che dovrebbe condurre ad altre dimensioni, ma è ormai ridotto in macerie. Seguono i fossili (Ariel), alieni e terrestri, disposti in uno strano ordine di catalogazione, appesi al muro come un bottino di guerra, mentre la scultura in bronzo Like Ophiocordyceps Unilateralis mette in scena un fungo che aggredisce la materia e la trasforma completamente. 

La conchiglia in legno è il filo conduttore dell’intero progetto, l’elemento che attiva l’immaginazione e si frappone tra noi e il cosmo. Essa racchiude tutte le informazioni che servono a decodificare un’era, un’atmosfera e un pianeta. La sua conformazione ci mostra i caratteri dello sviluppo frattale della materia, profondamente presente in natura nella struttura delle piante o nel moto delle galassie.

Infine, nell’ultima stanza incontriamo Under Water, minuta scultura in resina che raffigura un ragazzino sott’acqua intento a osservare una conchiglia. L’immaginazione avviene in un istante, cresce fino a prendere forma nella testa e permane il tempo in cui si deve trattenere il fiato, poi tutto svanisce, si torna a galla solo un poco invecchiati.

La ricerca di Tosi è da anni focalizzata sulle possibilità della materia e della sua resa plastica, utilizzando un linguaggio sofisticato e implacabile, teso a indagare gli aspetti più complessi e drammatici dell’esistenza. L’artista osserva i dettagli di ogni antro oscuro, creando immaginari affascinanti e pericolosi. E in questa mostra l’obiettivo è per davvero centrato alla perfezione.


(“Juliet art magazine” n. 191, February 2019)