how to create a website

Art in Cyprus
Paradossi

By Emanuele Magri

Mentre La Valletta (Malta), e Leeuwarden (Olanda), Capitali Europee della Cultura 2018, preparano le manifestazioni per quest'anno, vale la pena di fare un bilancio di tutte quelle che hanno avuto luogo (alcune opere sono ancora presenti) nel 2017, anno della designazione a Capitale Europea della Cultura di Pafos, città di Cipro, nota per i suoi resti archeologici inseriti nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Ma prima ricordiamo che le partecipazioni di Cipro alla Biennale di Venezia hanno sempre suscitato interesse, fino a ottenere un riconoscimento importante nella edizione del 2013 di Massimiliano Gioni, quando la Giuria attribuì una Menzione speciale per le Partecipazioni nazionali a Cipro e Lituania. A Cipro in particolare per il progetto “Oo”, curato da Raimundas Malašauska. E poi nel 2015 Omar Kholeif, curatore del Padiglione cipriota dalla 56° Biennale di Venezia, scelse Christodoulos Panayiotou (n. 1978). L’artista, che abbiamo rivisto al NiMAC, si è sempre interessato di danza e antropologia, affrontando i temi della memoria e dell’oblio, del tempo e dell’assenza, della manipolazione della realtà attraverso la rielaborazione delle immagini con installazioni, video, fotografie. Infine, nel 2017, Cipro è stata rappresenta, alla 57° Biennale d’Arte di Venezia, da Polys Peslikas col suo lavoro pittorico, e con gli ospiti Neoterismoi Toumazou, la scrittrice Mirene Arsanios e il ceramista Valentinos Charalambous. 

Molti eventi hanno avuto luogo a Pafos e a Nicosia, la capitale divisa in due, zona greca e zona turca. Le mostre “Avlea”, a Pafos, e “Terra Mediterranea: in action”, e “The Venus Paradox”, a Nicosia. “Terra Mediterranea: in action” è stato un progetto organizzato dalla Fondazione Pierides e dal NiMAC, Nicosia Municipal Arts Centre, vicino al muro che divide la parte greca da quella turca, curato da Yiannis Toumazis. Presentava le riflessioni degli artisti sulla crisi economica, politica, religiosa, sociale, esistenziale, vista attraverso occhi “mediterranei” e sulle tragedie attualmente in atto nel bacino del Mediterraneo. Sull’ingresso del NiMAC incombe l’opera Ipervasis progettata dallo studio Costantinos Kalisperas e Nikos Kouroussis, un rimorchio di ferro, con le insegne delle Nazioni Unite, che era una vecchia stazione di telecomunicazioni mobili delle forze ONU a Cipro. Gli artisti hanno inciso su una superficie lucidata a specchio i numeri di tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardanti Cipro, rimandando a tutti i tracolli, dalla Lehman Brothers alla Grecia, e a tutte le buone intenzioni del capitalismo, e poi finite nel nulla.
Anche “The Venus Paradox” si è svolta a Nicosia, ma alla Galleria A. G. Leventis che, appena fuori le mura della città, ospita la collezione di Anastasios G. Leventis, con opere che vanno dal Rinascimento fino al Novecento. Subito, nella prima sala, spicca l’opera, cara al collezionista, di Adamantios Diamantis the World of Cyprus, un lungo fregio di 17,5 metri in cui compaiono paratatticamente vari personaggi, dal musicista al sacerdote ortodosso. La mostra è un’ode alla dea della bellezza e prende vita, da una parte, dall’arte dei grandi maestri dal Rinascimento al Barocco e dal Realismo all’Impressionismo, dall’altra dalla reinterpretazione a opera di artisti contemporanei. Per esempio Savvas Christodoulides con The birth of Venus 2008: in una composizione in porcellana vagamente settecentesca, una figura femminile emerge, sopra un cesto della biancheria, da una conchiglia a pezzi, sullo sfondo di un piatto in porcellana. Nikos Kouroussis, che a Cipro è un’istituzione con alle spalle un Museo e una Fondazione, (ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1990, e arrivando all’aereoporto di Larnaka si è accolti da una sua installazione), presenta Holy prostitution T e Holy prostitution K, due lavori del 2001. Le due opere sono ispirate alla diffusissima pratica della prostituzione religiosa durante il periodo ellenistico. Prima di sposarsi le donne dovevano offrire la loro verginità nel tempio di Afrodite giacendo con uno straniero in cambio di denaro. Le opere trasformano il triangolo pubico, l’arco luminoso, la trama dalle frange in tessuto bianco in un riferimento alla femminilità. La video installazione di Theodoulos Gregoriou Aphrodite’s Baths 2015 è composta da un piedestallo nero che sostiene una vetrina in plexiglas, al cui interno vediamo girare una palla con una proiezione che richiama il mare in continuo movimento. La divinità è, anche qui, solo evocata.
Di sicuro, a Pafos, le opere si sono confrontate con delle location straordinarie, il Castello, gli scavi archeologici, i musei. Un esempio interessante l’opera di Chiharu Shiota A walk through the line: in una grotta vicino alle catacombe cristiane. Una grotta di fili rossi (che simboleggiano la connessione tra esseri umani, le relazioni che possono creare un mondo oppure essere tagliate, disconnesse) all’interno della grotta stessa. L’effetto è notevole, accerchiante e coinvolgente. Quindi un luogo già di per sé suggestivo viene caricato di una ulteriore suggestione creando un surplus di emozioni.   
Al Teatro Markideio di Pafos nella mostra “Avlea” (Tenda) dodici artisti si concentrano sulla nozione di teatralità e, allo stesso tempo, sollevano interrogativi sull’Europa moderna. Tra loro Vince Briffa da Malta, con questa mostra, infatti, l’Organizzazione “Pafos 2017” passava ufficialmente il testimone alle città che, come detto, sono state designate Capitali europee della cultura per il 2018, vale a dire La Valletta, capitale di Malta, e Leeuwarden, nei Paesi Bassi. Il tappeto di ventisette bandiere a pezzi delle Nazione dell’Unione Europea di Costas Varotsos che abbiamo visto a Documenta 14 Kassel nel National Museum of Contemporary art che ospitava gli artisti greci, dà il benvenuto al visitatore chiarendo fin da subito che il tema della mostra sono i problemi dell’Europa Unita. Ancora Nikos Kouroussis con l’opera Chair X 2017 presenta un trono, una struttura metallica con una seduta in plexiglas in cui si incastra un cubo che contiene dei sassi dorati che rimandano alla possibilità di scegliere chi siederà su quel trono. Chandelier I – Placebo Series, di Peggy Kliafa, gioca sulla doppia lettura: da lontano vediamo un lampadario che sembrerebbe di cristallo mentre avvicinandoci scopriamo essere fatto di capsule di gelatina per pillole. Vince Briffa porta invece una installazione al neon con la scritta “Kiss the Sky” già presentata appunto a Malta. Quindi la tenda da aprire è quella del visibile e dell’invisibile, vero, falso, quello che sembra vero e quello che è vero, naturale e artificiale, effetto reale e effetto placebo e via dissociando. 
Intanto la Bank of Cyprus, sponsor di varie manifestazioni, presentava l’artista Pashias con l’opera Temple-boy / Performance and exhibition. L’artista prende ispirazione da un’opera della collezione archeologica di George e Nefeli Giabra Pierides e si pone nella posizione della statuetta cipriota rappresentante un offerente o servitore del quinto secolo, creando un ponte tra passato e presente che funziona benissimo. 
Anche nella mostra inaugurata il 17 febbraio a Nicosia (sempre al NiMAC, “The Presence of Absence o The Catastrophe Theory”, curata da Cathryn Drake con artisti da Albania, Grecia, Turchia e Cipro, insieme a un artista britannico di origine turco-cipriota) ci si confronta con l’attuale situazione di Cipro, che “incarna uno stato fratturato non da differenze culturali tra la sua popolazione, ma dal mito del nazionalismo generato da forze esterne nell’interesse dello sfruttamento e del controllo di un territorio”. Interessanti i lavori di Petros Efstathiadis, che mette in scena dei guerrieri un po’ casalinghi, un po’ kamikaze senza volto, decontestualizzati e spaesati, piuttosto che luoghi vagamente bellici, gli uni e gli altri assurdi come la guerra.
Il che vale a dire che un pensiero continuo ci accompagna: venti di guerra, di dolore e separazione sono punto di meditazione anche negli angoli più piccoli e dimenticati del mondo.

(“Juliet art magazine” n. 187, April 2018)