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Adel Abdessemed 
Potente ed eversivo

By Ch Schloss

“Treffen in Narvik” 2018, oil on c-print, cm 100 x 150. Ph courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano
le opere di questo autore fanno costante riferimento alla violenza sociale e politica, anche sulla base di strutture linguistiche di forte impatto visivo ed emozionale, dai contenuti potenti e dalla forte carica eversiva, tanto da guadagnarsi l’etichetta di enfant terrible.
Adel Abdessemed nasce nel 1971 a Constantine, in Algeria. Quando negli anni ‘90 si confronta con le atrocità della guerra civile algerina scaturita tra un governo che invocava uno stato a conduzione laica e le forze estremiste e integraliste che rispondevano a un progetto di natura anche sovranazionale, Abdessemed decide di trasferirsi in Francia per concludere gli studi presso la Cité Internationale des Arts di Parigi. Attualmente risiede a New York. 
Segnato da un percorso così aspro e doloroso, le opere di questo autore fanno costante riferimento alla violenza sociale e politica, anche sulla base di strutture linguistiche di forte impatto visivo ed emozionale, dai contenuti potenti e dalla forte carica eversiva, tanto da guadagnarsi l’etichetta di enfant terrible. Il suo ruolo viene spesso messo in discussione e finisce al centro di molte controversie, anche a causa della sua attenzione per temi nevralgici quali sesso, religione e politica.
Affrontando numerosi mezzi espressivi (dalla performance all’installazione, dal video alla scultura, dal disegno alla fotografia) l’artista svela, per mezzo di metafore inusitate e aspre annotazioni critiche, come la società contemporanea – a livello mondiale – sia pervasa da soprusi e abusi generati da profonde differenze geopolitiche e da insanabili sperequazioni economiche. Molti dei suoi lavori riconducono immediatamente al terrore e all’atrocità della guerra, contribuendo alla definizione di una silloge di immagini violente e universalmente riconoscibili. Tra le mostre personali dell’artista ricordiamo quelle al Centre Georges Pompidou, Parigi (2012); da David Zwirner, Londra (2013); al Contemporary Art Centre di Malaga (2015). Le sue opere sono state esposte a Punta della Dogana in occasione delle mostre “Prima Materia” (2013-15), “Mapping the Studio” (2009-11), “Elogio del Dubbio” (2011-13), “Dancing with Myself” (2018) e a Palazzo Grassi all’interno del progetto “La voce delle immagini” (2012-13). Sue opere sono in collezione al Musée d’art moderne de la Ville de Paris; al Musée National d’Art Moderne, Centre Pompidou, Paris; al Fonds Régional d’Art Contemporain, Champagne-Ardennes, Reims; nella Collection Budi Tek, Shanghai; alla Fondation François Pinault di Venezia; al Musée d’Art moderne et contemporain di Genève.
“L’arte di Abdessemed è l’amore senza la sua debolezza romantica. L’amore come forza, mai come sentimento”. Così scriveva Francesco Bonami in “Adel Abdessemed. Le ali di Dio”, cat. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2009; in assoluto la sua prima personale in Italia. Un amore che spesso si pone in maniera unidirezionale, nel senso che non sempre quello che l’autore ci vuole dire – anche con modi esplicitamente provocatori – viene colto nel suo più vero significato. Voler denunciare, parlare in maniera franca e diretta, parlare di cose che fanno anche star male o provocano malessere è segno di amore e attenzione vera per l’altro, ma non sempre le orecchie vogliono sentire ciò che il cuore non riesce a percepire.
Ora, da Alfonso Artiaco, a Napoli siamo di fronte all’ultima prova del fuoco: “Candele Candelotti e Sei Lumini”, dove ha presentato trentuno opere inedite della serie “Cocorico Paintings” (2016 -2018), accompagnate da nuovi disegni su carta e dal video datato 2018 e intitolato “Un Chat noir passé entre nous”. Questo insieme di lavori riportano al fascino della parola, innescando un processo di interazione spesso di grande intensità emotiva con l’immagine proposta, come già avvertito in “Thanks Facebook” (2012) e prima ancora in “Naissance de MohammedKarlpolpot” (1999), un ovvio nome chimerico che fonde tre personalità storiche: il profeta Maometto, il filosofo Karl Marx e il dittatore Pol Pot. Per “Candele Candelotti e Sei Lumini” i testi inseriti sono di origini diverse: dall’Italiano al Francese all’Inglese, che l’autore ha raccolto da amici, ha letto nei libri di Roberto Saviano, ha ascoltato da Totò, ha ricavato dalla toponomastica partenopea.

(“Juliet art magazine” n. 192, April 2019)

dida:
Per tutte le foto: Adel Abdessemed “Candele Candelotti e Sei Lumini” feb 2019, veduta parziale della mostra, Galleria Alfonso Artiaco. Foto Luciano Romano, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli